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Sei in Home>> Installazione > Come fare il primo impianto


IL PRIMO IMPIANTO NON SI SCORDA MAI!
IMPIANTO A TRE VIE, IL NON PLUS ULTRA DEL CAR AUDIO!

Il termine “tre vie” non sta altro che ad indicare un impianto audio che diffonde il suono in tre diverse parti dell’auto: Fronte/Retro/Subwoofer.
La maggior parte, per non azzardarsi con “tutti”,degli impianti SPL adottano questo sistema ossia una soluzione che riesce a soddisfare tutte le esigenze di un’amante del car audio: potenza ed elevate pressioni audio da un lato, e qualità e fedeltà della riproduzione dall’altro. Ora spetta solo a noi scegliere in che modo “far suonare” la nostra auto, scegliere tra pressioni elevate, qualità audio oppure fare un compromesso tra le due parti.
Praticamente il”tre vie”non di discosta molto dal”due vie”esaminato nell’articolo precedente, diciamo che è una sorta di upgrade. Infatti non consiste in altro che aggiungere altri altoparlanti sul piano posteriore della nostra auto.
Tecnicamente però è completamente diverso. Iniziamo a riscontrare differenze già sulla nostra sorgente. Non basta un semplice stereo “medio” uno di quelli che si trovano facilmente nei centri commerciali, ma abbiamo bisogno di una sorgente che abbia ben tre uscite RCA. Anche sul piano degli amplificatori non ce ne basta più uno solo a 4 vie ma ne dobbiamo adottare un altro per il sub, avendo in questo modo 4+2 canali, oppure se vogliamo fare le cose ad hoc scegliere tre ampli da 2 canali per avere in questo modo un pilotaggio completo.
Di solito il set up che si adotta sugli amplificatori è il seguente: sezione medio-alta nell’anteriore, full range nel posteriore e ultra-basse sul sub. È un set up veramente comodo che non stressa il kit anteriore che essendo di dimensioni ridotte non può regalaci tuta la potenza che ci dà il posteriore completo.
Un’altra cosa veramente importante e che di solito si tende ad eliminare o sottovalutare è la sezione di alimentazione, ossia il cavo del positivo e la scatole portafusibili. Di solito si sceglie il primo che ci propongono oppure qualcosa di economico pensando che un cavo valga un altro…ma non è così!!!
Immaginiamo di seguire il percorso di un cavo di alimentazione ideale, dalla batteria al finale. E’ importante che ad un buon cavo si faccia corrispondere adeguati accessori: il primo che incontriamo è l’elemento che unisce fisicamente il cavo in questione con il polo della batteria. Ormai la qualità e la quantità dell’offerta commerciale in questo senso non ammette più ignoranza: per il miglior contatto possibile in questo senso non c’è che un adeguato morsetto metallico, di quelli che si innestano direttamente sul polo della batteria e consegnano diverse uscite dalle quali far partire il cavo che arriva in abitacolo. In alternativa, magari per problemi di spazio, potrete sempre utilizzare i terminali ad occhiello, da avvitare lo stesso al polo della batteria. In realtà ci sarebbe un ulteriore elemento che vi suggerisco caldamente di utilizzare: la semplice guaina termorestringente. Se volete possiamo considerarla come una sorta di evoluzione del vecchio nastro isolante. Infatti il suo compito è proprio quello di evitare che l’anima del cavo possa venire in contatto con le parti metalliche dell’auto.

morsetto


Si acquista nei ferramenta e negozi di elettricità, come si può trovarla anche in alcuni cataloghi di hi-fi car. Va scelta nelle dimensioni appena più grandi del cavo da isolare, si taglia nella lunghezza necessaria e poi con il calore di un semplice accendino in qualche secondo si restringe (per questo si chiama termorestringente) e prende la stessa forma del cavo al quale è avvolta. L’idea sarebbe quella di usare qualche centimetro di questa guaina dove il cavo si innesta nel morsetto della batteria che vi abbiamo detto: anche solo pochi millimetri di anima metallica scoperta potrebbero creare problemi.
Immediatamente dopo aver lasciato il morsetto, il nostro “cavo ideale” è chiamato ad un altro duro compito: quello del fusibile. Di fusibili, e relativi portafusibili, ne esistono sostanzialmente due tipi: quelli classici in vetro e quelli a lama. Entrambi si basano sullo stesso principio: una corrente superiore a quella di targa fa bruciare (o meglio “fondere”, da cui il nome) il filo metallico centrale interrompendo il flusso. A questi si aggiunge una terza tipologia, anche se in realtà proprio di fusibile non possiamo parlare, che è quella dei “disgiuntori”: un dispositivo molto vicino come tecnica ai “salvavita” presenti nei circuiti elettrici delle nostre case; anche qui una corrente troppo elevata fa scattare un interruttore che andrà riattivato manualmente. Il vantaggio più evidente dei fusibili è che se modifichiamo la potenza dei finali dell’impianto, basterà sostituirli con altri di valore adeguato con una spesa molto contenuta; per i disgiuntori, invece, sarà necessaria una sostituzione di tutto il blocco con un aggravio di spesa maggiore. C’è da dire che per gli impianti di maggior potenza, quella dei disgiuntori sembra essere la soluzione tecnicamente più raffinata e affidabile.

cavi

Uno dei primi particolari da osservare in un cavo di alimentazione, è la qualità della sua copertura in gomma. Deve essere molto spessa e difficile da scalfire. Adesso che l’offerta sul mercato è ricca di questi prodotti, non è difficile trovare soluzioni di tutti i generi: colorate, sgargianti, quadrate, circolari…. Il consiglio rimane sempre lo stesso: ammesso che vi attiri l’idea di installare un bel cavo viola (si, ne esistono anche viola…), mi raccomando fate attenzione che, oltre a questo bel colore, il cavo in questione abbia la sua bella guaina forte e robusta. C’è una caratteristica tecnica dei cavi di alimentazione, che è quella di aumentare la resistenza al passaggio di corrente. Immaginate la corrente che attraversa la sezione metallica del cavo: se la sezione non è adeguata più è forte questo passaggio, più salirà la temperatura del conduttore e, di conseguenza, sarà maggiore la resistenza che esso oppone al passaggio. Non crediate che stia parlando di misure infinitesimali, si può arrivare anche ad alcuni decibel di perdita e, sapendo che ad ogni -3 decibel corrisponde un dimezzamento della potenza, rischiamo che un cattivo cavo si possa “mangiare” anche la metà della potenza dei nostri amplificatori! Vale ancora la pena di risparmiare sui cavi di alimentazione? Credo proprio di no!

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Autore Saggiomo Ruggiero saggiomo1@interfree.it
 
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